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IL CRITICO COME ARTISTA
Estratto da
Dal Lago A., Giordano S. (2006). Mercanti d'aura. Logiche dell'arte contemporanea. Bologna: Il Mulino
(pag. 115)
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..... dal dopoguerra in poi, sono le condizioni sociali e l'involucro comunicativo dell'arte a divenire decisivi: le gallerie si moltiplicano, le proposte si differenziano, gli artisti hanno bisogno di distinguersi e di farsi velocemente <<ribattezzare>> dalla critica come aderenti a un movimento neonato, pronti a essere confezionati in nuovi packaging sgargianti, in contrasto con quelli di chi li ha preceduti. Probabilmente, i mondi dell'arte sono sempre stati più ricchi e complessi di quanto la storia dell'arte non racconti, ma negli anni Sessanta si rivela compiutamente il principio dell'arte contemporanea: il proliferare di movimenti e correnti è più il frutto della fantasia dei critici - al servizio del mercato - che non un'improvvisa esplosione di tendenze a partire dal lavoro degli artisti.
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(pag. 120)
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..... E' tipico della critica attuale, e non solo italiana, costituirsi come linguaggio settoriale e arcano per esprimere implicitamente il proprio diritto a decidere sull'arte. L'ermetismo del linguaggio configura una sorta di sacralità (per chi ci crede), e quindi funziona perfettamente come marchio d'appartenenza e strumento di influenza sul proprio mondo (non diversamente da quanto avviene in certi linguaggi giuridici, letterari o filosofici). E questo significa, per i singoli critici, costituirsi o riaffermarsi come le sole autorità in grado di curare mostre ed esibizioni, con l'effetto di valorizzare i propri artisti, influendo sulle loro quotazioni e proponendoli ai galleristi. .....
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