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Il senso della colpa

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IL SENSO DELLA COLPA

Estratto da
Russell B. (1930, 1961, 1975). The Conquest of Happiness. Unwin Hyman Limited.
(Trad. it. Giuliana Pozzo Galeazzi. La conquista della felicità. Milano: TEA, 1991, 1997, 2003, 2005)

(pagg. 90-97)

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E' possibilissimo vincere le suggestioni infantili dell'io incosciente, e persino mutare il contenuto dell'io incosciente, usando la tecnica appropriata. Ogni qualvolta si cominci a sentire rimorso per una azione che la ragione dice non essere cattiva, occorre esaminare le cause di tale sensazione e convincersi punto per punto della sua assurdità. Fate in modo che le vostre convinzioni coscienti siano così vive e forti da impressionare abbastanza energicamente il vostro io incosciente perchè possa tener testa alle impressioni suscitate in voi da vostra madre o dalla bambinaia durante l'infanzia. ..... Non permettete a voi stesso di continuare ad essere una creatura vacillante, dominata in parte dalla ragione e in parte da una infantile follia. ..... Considerate in quale notevole misura la superstizione entri nella formazione dell'uomo convenzionalmente virtuoso, e riflettete che, mentre veti incredibilmente stupidi ci mettono in guardia contro ogni specie di immaginari pericoli morali, i veri pericoli morali ai quali un adulto si trova esposto non ci vengono praticamente neppure nominati.
Quali sono gli atti realmente dannosi ai quali è spinto l'uomo medio? Mancanza di scrupoli negli affari, restando però sempre nei limiti della legge; durezza verso i propri dipendenti, crudeltà verso la moglie e i figli, astio verso i rivali, ferocia nei conflitti politici: sono queste le colpe veramente dannose, comuni a cittadini rispettabili e rispettati. Mediante queste colpe un uomo diffonde l'infelicità tra coloro che vivono nella sua orbita e dà il suo piccolo apporto alla distruzione della civiltà. .....
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..... L'uomo razionale considererà i suoi atti condannabili come considera quelli di altri, quali atti causati da determinate circostanze, e da evitarsi, sia rendendosi più pienamente conto che sono condannabili, sia, quando è possibile, evitando le circostanze che li hanno causati.
Il fatto è che il senso della colpa, lungi dal condurre verso una vita buona, ha l'effetto opposto. Rende un uomo infelice e fa sì che egli si senta inferiore agli altri. Essendo infelice, è probabile che egli accampi sugli altri diritti eccessivi e che gli impediscono di gustare la felicità nei rapporti personali. Sentendosi inferiore, nutrirà del rancore verso coloro che gli appaiono superiori. Per lui l'ammirazione sarà difficile, e facile l'invidia. Diventerà una persona generalmente antipatica e si troverà sempre più solo. Un atteggiamento generoso ed espansivo verso gli altri non soltanto fa contenti gli altri, ma è una immensa fonte di felicità per chi lo possiede, perchè lo rende simpatico a tutti. Ma in un uomo assillato dal senso della colpa un simile atteggiamento non è possibile, poichè è un prodotto dell'equilibrio e della fiducia in se stessi e richiede ciò che può chiamarsi un'integrazione mentale; richiede cioè che i diversi strati della natura umana, cosciente, subcosciente e incosciente, lavorino armonicamente insieme e non siano continuamente in contrasto tra di loro. In molti casi è possibile arrivare a siffatta armonia grazie ad una educazione saggia, ma là dove una educazione irrazionale è stata impartita, il processo è più difficile. E' il processo cui ricorrono gli psicoanalisti, ma nella maggioranza dei casi, il paziente stesso può far ciò che soltanto in casi estremi richiede l'aiuto dell'esperto.
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..... Non è compito della ragione generare emozioni, sebbene possa essere parte della sua funzione scoprire il modo di prevenire quelle emozioni che sono un ostacolo al benessere. Trovare il modo di ridurre l'odio e l'invidia fa senza dubbio parte della funzione di una psicologia razionale. Ma è un errore supporre che nel ridurre queste passioni noi si debba al tempo stesso diminuire la forza di quelle passioni che la ragione non condanna. Nell'amore appassionato, nell'affetto per i figli, nell'amicizia, nella benevolenza, nella devozione alla scienza o all'arte, non vi è nulla che la ragione desideri diminuire. .....
..... poichè il razionalismo consiste principalmente nell'armonia interiore, l'uomo che arriva a possederlo è più libero, nella contemplazione del mondo e nell'uso delle sue energie, di raggiungere un fine esteriore che non l'uomo continuamente in preda a conflitti interiori. Nulla è così arido come l'essere rinchiusi in se stessi, nulla così serenamente fertile come l'essere rivolti con l'attenzione e l'energia verso l'esterno.
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..... La felicità che esige l'intossicazione, non importa di che specie, è spuria e insoddisfacente. La felicità veramente soddisfacente si accompagna al pieno esercizio delle nostre facoltà e alla completa comprensione del mondo nel quale viviamo.






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