L'arte frattale di Jeannette Rütsche - Sperya

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Mania di persecuzione

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MANIA DI PERSECUZIONE

Estratto da
Russell B. (1930, 1961, 1975). The Conquest of Happiness. Unwin Hyman Limited.
(Trad. it. Giuliana Pozzo Galeazzi. La conquista della felicità. Milano: TEA, 1991, 1997, 2003, 2005)

(pag. 100)

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..... Ci aspettiamo sempre che gli altri abbiano per noi quel tenero amore e quel profondo rispetto che noi nutriamo per noi stessi. Non ci passa per la mente che non possiamo aspettarci dagli altri che pensino di noi più bene di quanto noi non pensiamo di loro, e la ragione per cui questo non ci passa per la mente è che i nostri meriti ci appaiono grandi ed evidenti, mentre quelli degli altri, ammesso pure che esistano, sono visibili soltanto ad un occhio molto caritatevole. .....
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(pag. 105)

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..... quattro massime di carattere generale, che si dimostreranno una cura efficace contro la mania di persecuzione, se si capisce quanto siano vere. La prima è: ricordate che i motivi che determinano le vostre azioni non sono sempre così altruistici come vi appaiono. La seconda è: non sopravvalutate i vostri meriti. La terza è: non aspettatevi che gli altri si interessino di voi quanto voi stesso. E la quarta è: non immaginatevi che la gente si interessi tanto a voi da nutrire un particolare desiderio di perseguitarvi. .....
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(pagg. 108-110)

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..... vi è una prova, forse non infallibile, ma pur sempre di notevole valore, alla quale potete sottoporvi, se sospettate di essere un genio mentre i vostri amici sospettano che non lo siate. La prova è questa: producete perchè mosso da un impulso prepotente ad esprimere certe idee o sentimenti, o siete spinto dal desiderio dell'applauso? Nel vero artista il desiderio dell'applauso, pur essendo di solito molto vivo, è secondario, nel senso che l'artista desidera produrre una certa specie di lavoro, e spera che quel lavoro venga applaudito, ma non altera il suo stile anche se nessun applauso lo accoglie. L'uomo, invece, per il quale il desiderio dell'applauso è il motivo principale, non ha dentro di sè una forza che lo spinga a una particolare specie di espressione, e potrebbe quindi compiere ugualmente bene un lavoro completamente diverso. Un uomo siffatto, se non riesce ad avere successo con la sua arte, farà meglio a rinunciarvi. E, parlando in linea più generale, qualunque possa essere il vostro indirizzo nella vita, se trovate che gli altri non apprezzano quanto voi le vostre abilità, non siate troppo certo che chi sbaglia sono gli altri. Se permettete ad una simile idea di radicarsi in voi, potete facilmente cadere vittima della vostra convinzione che si cospiri contro di voi per impedire che il vostro merito venga riconosciuto, e questa convinzione può essere quasi con certezza fonte di una vita infelice. Riconoscere che il proprio merito non è così grande come si sperava può essere doloroso momentaneamente, ma si tratta di un dolore che ha una fine, oltre la quale diventa di nuovo possibile godere di una vita felice.
..... A nessuno si può chiedere di alterare l'indirizzo della propria vita per il bene di un altro individuo. Si danno anche dei casi in cui esiste un affetto talmente forte che persino i sacrifici più gravi diventano naturali, ma se non sono naturali non devono essere fatti, e non si può rimproverare nessuno di non averli fatti. Molto spesso un contegno che la gente critica negli altri non è altro che la sana reazione dell'egoismo naturale contro l'avida rapacità di una persona il cui io esorbita dai propri limiti.
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