Richard Wilhelm - L'arte frattale di Jeannette Rütsche - Sperya

Jeannette Rütsche - Sperya
The fractal self-development of Jeannette Rütsche - Sperya


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Richard Wilhelm

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Richard Wilhelm



Nasce nel 1873 a Stoccarda. Dopo aver studiato teologia ed essere diventato pastore protestante, nel 1899 parte come missionario per la Cina, dove resta per oltre venti anni svolgendo la propria attività nella colonia tedesca di Qingdao. Tra il 1922 e il 1924 lavora come consulente scientifico della legazione tedesca a Pechino e insegna filosofia occidentale all'Università della capitale. Nel 1924 torna definitivamente in Germania e ottiene la cattedra di sinologia presso l'Università di Francoforte. Qui fonda il China Institut, di cui fu il primo direttore. Muore nel 1930 a Tubinga.



PECHINO
Estratto da
Wilhelm R. (1926). Die Seele Chinas.
(a cura di Anna Ruchat. L'anima della Cina. Como-Pavia: Ibis, 2005)



(pag. 323)
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Ci sono questioni molto complesse. Un giorno mi sono sforzato inutilmente di far capire a un povero conducente di risciò il progresso europeo e americano in campo medico. La sua risposta è stata: "Da noi si lascia morire chi non può più vivere. Gli si rende facile la morte, si porta il lutto e lo si seppellisce. Così muoiono i vecchi, gli infermi, gli storpi, i deboli e quelli che non hanno gioie nella vita. Chi è forte e sano va avanti, non mancano certo le nascite, anzi sono sempre in eccesso. Voi assistete e curate chi sta per morire e tenete in vita chi è di peso per sè e per gli altri, solo affinchè i vostri medici possano vantarsi della loro abilità. Poi contemporaneamente costruite cannoni, gas tossici e altre cose diaboliche e così sono più quelli che uccidete in un paio d'anni di quelli che per secoli avete tenuto in vita contro natura. Ma quelli che uccidete voi sono i forti e i sani, sono quelli che avrebbero potuto essere utili all'umanità, e quelli che curate e salvate sono i miseri e gli storpi. Non è assurdo?". Ho lasciato che l'uomo si allontanasse sul suo risciò, perchè nella confusione dei negozi non ho trovato nessuna buona risposta in difesa della cultura europea.

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IL TESSUTO DELLA VITA
Estratto da
Wilhelm R. (1926). Die Seele Chinas.
(a cura di Anna Ruchat. L'anima della Cina. Como-Pavia: Ibis, 2005)



(pag. 374)
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..... Il vestito del lutto è incolore e l'ascesi dai rapporti esteriori, dai quali viene rimossa ogni comodità, corrisponde al lutto profondo di coloro che sono ancora in vita. Nonostante questo periodo di lutto, che dura ventisette mesi, la morte non costituisce qualcosa di cui non si deve parlare, se i genitori sono in vita. In Cina nessuno cerca di nascondersi il fatto che gli uomini sono mortali. Quando si avvicina il momento in cui il peso e il calore della vita si placano, si sceglie volentieri per tempo la propria casa e se i figli si preoccupano della bara e degli abiti funebri per gli anziani genitori mentre sono ancora in vita, questo viene considerato un delicato atto di rispetto da parte loro. Essi possono quindi pensare senza preoccupazioni all'ultima fase buia del ritorno.

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ORIENTE E OCCIDENTE
Estratto da
Wilhelm R. (1926). Die Seele Chinas.
(a cura di Anna Ruchat. L'anima della Cina. Como-Pavia: Ibis, 2005)



(pagg. 410-411)
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..... la saggezza cinese è un rimedio e una salvezza per l'Europa moderna. Può sembrare molto strano, ma essa possiede la forza della natura infantile. Per quanto antico sia il popolo cinese, esso hon ha nulla di senile in sè, vive infatti dell'innocenza tipica dei bambini. Questa innocenza è ben lontana dall'ignoranza o dalla primitività. E' l'innocenza dell'uomo che è ancorata nel profondo del suo essere, là dove zampillano le fonti della vita. Così per un cinese la cosa più importante non è ciò che fa, ciò che compie verso l'esterno, ma ciò che è in quanto forza della natura. Questo essere non è una presenza senza vita, ma una realtà vigorosa e concreta da cui si irradiano influssi straordinariamente efficaci che non sono determinati dalla consapevolezza, ma che portano alla luce qualcosa di istintivo, di involontario. Ciò dà luogo a grande calma e controllo. Lo sguardo non è fisso sul piccolo Io di una persona qualunque, ma si rivolge al profondo dell'umanità. Se ci si abbandona al destino si possono governare le onde di superficie. Un proverbio cinese dice: "Un grande uomo ha la forza di trasformare le grandi difficoltà in piccole difficoltà e di fare svanire le piccole difficoltà prima ancora di compiere qualunque cosa." Per le personalità guida si aggiunge anche la pazienza, cioè il fatto che non pretendono di intervenire subito cercando il successo all'esterno, ma influiscono sul germoglio del divenire ed esercitano la magia di plasmare sul lungo periodo.

Questo è ciò di cui abbiamo bisogno e ciò che l'antica Cina può darci. Non è l'imitazione a giovarci, non la moda esteriore o un trasporto artificiale per cose lontane, dobbiamo venire a noi stessi. Dobbiamo esplorare le nostre profondità, spingerci fino alle sorgenti da cui sgorga la nostra vita. Ma mentre vediamo che è possibile raggiungere quella quiete, che l'accesso alle regioni più profonde di vera magia è aperto, dobbiamo trovare il coraggio di allontanarci dall'esteriorità, di rinunciare ad ogni attività e azione nelle regioni della scorza dell'esistenza. Impareremo a diventare bambini e cercheremo la madre che nutre i suoi figli, li tranquillizza e dà loro la forza affinchè possano agire sulle cose dall'interno invece di perdersi per il mondo alla ricerca del successo, un mondo che ci illudiamo di dominare nel momento in cui, insieme all'effetto sperato, inizia già a mostrarsi il suo contrario, secondo le leggi fisse e ferree del mutamento di tutto l'Essere.


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(pagg. 412-413)

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Una caratteristica della civiltà delle macchine è quella di aver trovato accoglienza in tutto il mondo. Ovunque essa arrivi, le culture autoctone scompaiono. Ha un effetto distruttivo su tutte le altre forme di esistenza umana, proprio come la presenza del topo di fogna è causa della fine del topo domestico. Il capo indiano orgogliosamente ornato di penne e con gli acuti occhi d'aquila adatti alla caccia, lo splendido Maori nel suo ornamento di capelli crespi e conchiglie, il principe nero con gli ornamenti di guerra, tutti diventano dei proletari bisognosi nel momento in cui ti vengono incontro negli abiti europei privi di ogni fantasia, e ogni loro peculiarità si è trasformata in goffaggine comportamentale. La cultura delle macchine distrugge tutte le altre culture perchè è troppo semplice. Se ci si trova a scegliere tra appiccare il fuoco con della legna accuratamente selezionata o accendere un fiammifero, la scelta del fiammifero si impone con assoluta certezza perchè si avvale della logica del risparmio di energie. E una tale situazione si ripete ogni qualvolta si ha a che fare con qualcosa di meccanico, perchè nè la saggezza nè la forza sono necessarie, ma solo l'abilità e l'esercizio.

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(pag. 421)

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..... nel momento in cui l'umanità si stacca dai condizionamenti spaziali e temporali necessita di due cose: una profonda capacità di introspezione, finchè a partire dall'inconscio non sarà libera la via che porta a tutto il vivente, percepito in modo intuitivo mediante una visione mistica d'insieme. Questo è il patrimonio dell'Oriente. D'altra parte l'umanità ha bisogno di un ultimo sforzo d'intensificazione dell'individuo autonomo finchè non avrà la forza di far fronte alla pressione del mondo esterno. Questo è il patrimonio dell'Occidente. Su questo terreno Oriente e Occidente si incontrano come fratelli indispensabili l'uno all'altro.

Immagini pubblicate in questo sito © Jeannette Rütsche - Sperya, Milano
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